Putre
senescebat deserto in litore fanum...
- G. PASCOLI, Fanum Apollinis
![]() |
… clari
florebat lumine solis vividus...
|
Così Pascoli volle immaginare il declino
del paganesimo: gli dei, disertati i templi, vagano nel vento come
anime in pena; i ruscelli rimpiangono le ninfe; i Lari, spiriti
protettori del focolare, abbandonano borghi e crocicchi. Chi è
rimasto fedele all'antica religione vive nella penombra dei ricordi:
è il caso del sacerdote Actius, che nel suo tempio diroccato parla
ancora a una statua di Apollo adolescente.
Quando il prete cristiano Heron visita il
tempio per riconsacrarlo nel nome del vero Dio e i due sacerdoti
(l'uno pagano, l'altro cristiano) si scoprono compagni di scuola,
Actius supplica l'amico di risparmiare la statua e leva una preghiera
ad Apollo, sole di vita «che nasconde e svela il giorno, che nasce
sempre uguale e sempre diverso, che regna su tutto», «quello per
cui cantano le fresche fonti e i fiumi col loro mormorìo e il mare
col moto delle onde». Ma la la folla irrompe nel tempio, fa a pezzi statua e la getta in mare. «Le acque lo inghiottono e si richiudono, calme.» Mentre il vento risospinge gli dei
esiliati e i cristiani cantano un inno al loro Signore («tu diem qui restituis de nocte novum, tu, dux bone, Christe»), Actius sale su uno scoglio e contempla il tramonto del
sole. L'ultimo tramonto del dio che guida il carro.
Adesso il tempio non ha più un padrone: si regge in piedi a stento, come un relitto nelle tenebre; et tacitum lapsu percurrunt sidera caelum.
Adesso il tempio non ha più un padrone: si regge in piedi a stento, come un relitto nelle tenebre; et tacitum lapsu percurrunt sidera caelum.
Una lettura ideologica falsificherebbe il
significato del poemetto: al centro non è il conflitto tra
paganesimo e cristianesimo, ma la fede incorrotta di Actius, fatta di
memorie personali e di puro sentimento; è la storia esemplare d'un
pover'uomo inna-
morato della luce e della bellezza.
morato della luce e della bellezza.
* * *
FANVM
APOLLINIS
è uno spazio dedicato alla riflessione critica su testi di poesia
antica e moderna, un angulus
ridens della
Rete che nasce dal desiderio di condividere punti di vista e
suggestioni, al riparo dalla critica accademica; per ricordare che la
poesia non è altro
rispetto alla vita, ma ne costituisce – al contrario –
l'espressione più vivace e più pura.
La
poesia è una delle poche forze in grado di ristrutturare la nostra
visione, di plasmare la realtà, di svelarci il sacro dell'esistenza:
è una forma d'arte, ma è soprattutto una forma del nostro essere al
mondo, una dimensione parallela al quotidiano, un'oasi serena
nascosta nell'anima delle cose.
Esploreremo,
nel corso della nostra riflessione, due itinerari solo apparentemente
distinti: quello della poesia classica (che comprende i generi epico,
lirico e drammatico delle antiche letterature) e quello della poesia
moderna, con un particolare riguardo alla nostra tradizione.
Nel
primo caso, si tratta di rivitalizzare versi che non sempre riusciamo
ad apprezzare, perché costruiti secondo un codice culturale (e
retorico) che ci risulta artefatto o perché popolati di figure che
distano anni luce dal nostro immaginario e finiscono per assumere il
colore spento delle cose già note. Si richiede qui una prova
d'amore: la profondità intollerabile della lirica greca ci costringe
a rinunciare, almeno per pochi istanti, alla nostra visione
particolare, alle sottigliezze della modernità, e ad assumere una
prospettiva universale, più vasta e più umana. Non si dimentica che
a parlare sono uomini (e donne) vissuti secoli fa, i primi nella
storia ad aver messo in versi la propria vita. Resta una traccia
labile delle loro infinite vicende, delle loro scelte, delle
occupazioni quotidiane, delle ambizioni fallite, dei rapporti intimi,
delle amicizie e degli amori, delle feste, dei giochi, dei simposi,
delle risate, degli incontri inattesi, delle confidenze sussurrate,
dei pianti notturni, dei tradimenti, dei rimpianti tardivi, delle
interminabili solitudini. Solo dimenticando chi siamo (o chi crediamo
di essere), possiamo riappropriarci dello sguardo degli antichi e
vivere i loro e i nostri sentimenti per la prima volta.
Nel
secondo caso - il discorso è valido soprattutto per l'età
contemporanea - si tratta di sondare un campo ancora aperto, irto di
difficoltà. Di fronte a una poesia che, facendosi testimone dei
grandi traumi storici e nutrendosi dei più diversi apporti della
filosofia, ha raggiunto un elevato grado di complessità formale e
concettuale è comprensibile la sensazione di impotenza di chi non sa
da che parte abbordarla. È un disagio comune a quanti, giovani e
meno giovani, hanno timore ad addentrarsi in un ambito di cui nulla
conoscono. Gli indirizzi riconoscibili nel panorama carnevalesco
della poesia contemporanea sono talmente numerosi da frustrare
qualsiasi tentativo di sistemazione. Non solo: altrettanto arduo è,
in certi casi, maturare un'idea chiara delle singole raccolte e dei
singoli poeti. E, tuttavia, noi crediamo che il gioco valga la
candela: chi
della poesia ha fatto una ragione di vita sa che essa richiede sempre
uno sforzo sensibile e un'adesione incondizionata. Qualità prima del
buon lettore di poesia è l'umiltà, la disponibilità a scommettere
sulle proprie capacità di interpretazione ed eventualmente a piegare
il capo di fronte a ciò che il testo non rivela. La comprensione di
un autore si costruisce sempre gradatamente, per via di continue
ipotesi e smentite. Del resto, le difficoltà sono di tutti: ciò che
fa la differenza è la passione, la fede nella parola, la volontà di
scoprire visioni alternative. È questa fede a rendere piacevole e
fecondo il confronto coi testi più difficili. Letture e riletture
basteranno a dissipare l'impressione iniziale di estraneità:
appassionarsi alla poesia, se si ha la predisposizione, non è
un'impresa difficile.
Gli
articoli pubblicati sul blog non hanno alcuna pretesa di esaustività:
la riflessione prenderà le mosse dai singoli componimenti, lasciando
da parte questioni marginali o scolastiche. Ci ispiriamo all'idea che
la migliore critica fiorisca dalla letteratura stessa e sia un atto
gratuito, non un'attività di vivisezione condotta in laboratorio:
cercheremo perciò di andare dritto al cuore dei versi e di
illuminarne gli aspetti che ci sembrano più suggestivi, guidati
dalla speranza che la poesia possa raccogliere ancora oggi nuovi
fedeli. Perché soltanto
le parole sono un bene sicuro.
Gianluca
Furnari
________________________________________________________________
________________________________________________________________
Nessun commento:
Posta un commento